
Vita di città
Storia Viva - Il Crocifisso della Cattedrale di Ruvo di Puglia
Tra storia e simbolo, il racconto di uno dei manufatti più intensi della Passione
Ruvo - martedì 24 marzo 2026
5.38
"Crux fidélis, inter omnes arbor una nóbilis!": così canta l'antico inno gregoriano Crux Fidèlis, esaltando la Croce come simbolo unico e universale della fede cristiana. In queste parole si condensa il senso profondo del Venerdì Santo, giorno in cui la liturgia cattolica commemora la Passione e la morte di Cristo, momento di dolore ma anche di altissimo valore simbolico e spirituale.
Fin dalle origini, gli eventi che vanno dall'orto del Getsemani al sepolcro hanno suscitato una devozione intensa, traducendosi in una straordinaria produzione artistica: sculture, dipinti e apparati devozionali che, nei secoli, hanno popolato chiese e cappelle di tutto il mondo cattolico. Anche la Cattedrale di Ruvo di Puglia si inserisce pienamente in questa tradizione, custodendo – e talvolta celando – testimonianze di grande valore legate alla Passio Christi.
Tra tutte emerge per importanza e intensità espressiva il Crocifisso ligneo, una delle immagini più rappresentative del Venerdì Santo ruvese.
Attualmente collocato sulla parete della terza campata della navata sinistra, il Crocifisso occupava in origine il centro dell'omonima cappella. Si tratta di un'opera, dall'attribuzione e dall'epoca incerta, capace di restituire con straordinaria efficacia il momento immediatamente precedente alla morte di Cristo. Il volto, sereno e privo di eccessiva drammaticità, si distacca da una rappresentazione improntata al solo dolore: la bocca socchiusa sembra appena pronunciare le parole evangeliche "Tutto è compiuto".
L'attenzione al dettaglio anatomico è notevole: il corpo, quasi completamente nudo, lascia emergere costole, muscolatura e tensione nervosa, mentre i segni della Passione – la ferita del costato, gli ematomi, la corona di spine – raccontano con sobrietà il percorso della Via Crucis. Anche il panneggio del perizoma, animato da un movimento naturale, contribuisce a conferire vitalità alla scena, in sintonia con altri crocifissi lignei presenti in Puglia.
Non meno interessante è la storia della cappella che ospitava l'opera. Oggi identificata come cappella del Sacro Cuore di Gesù, essa rappresenta l'unica superstite delle quattro originarie della navata sinistra. Le tracce della decorazione tardo-barocca sono ancora visibili nei festoni floreali e nelle figure angeliche, memoria di un apparato scenografico un tempo più ricco. Fino agli anni Settanta del Novecento, la nicchia del Crocifisso era impreziosita da elementi in gesso raffiguranti i simboli della Passione: dalla corona di spine alla scala, dalla lancia al gallo di Pietro. Di questo allestimento resta oggi solo documentazione fotografica, raccolta negli anni Settanta dai ragazzi del CTG Torre del Pilota nell'ambito dell'inventariazione dei beni culturali della città.
Accanto al Crocifisso trovavano posto, secondo l'iconografia tradizionale, le statue della Madonna Addolorata e di San Giovanni. Queste sculture, successivamente rimosse, sono state recuperate solo in tempi recenti durante le citate operazioni di inventariazione nei depositi della cattedrale, insieme ad altre opere dimenticate. Sono oggi esposte nella chiesa dell'Annunziata in pessimo stato di conservazione.
Un inventario del 1811 attesta inoltre la presenza, oggi non più riscontrabile, di una statua lignea di Maria Maddalena: non sappiamo se si tratti di una ulteriore statua o di un'errata interpretazione dell'opera raffigurante san Giovanni.
A fare da cornice alla cappella resta ancora oggi un elemento di grande pregio: un tondo raffigurante l'Orazione di Cristo nell'orto degli ulivi, firmato dal pittore Nardi. Nell'opera, realizzata a olio su metallo, Cristo è inginocchiato in un paesaggio in penombra, mentre alza lo sguardo verso una nube da cui emerge il calice, simbolo del sacrificio imminente. È l'ultimo segno tangibile, ancora in situ, della cappella del Crocifisso, memoria silenziosa di una devozione che attraversa i secoli.
La storia del Crocifisso della Cattedrale di Ruvo è il racconto di un patrimonio stratificato di fede, memoria e identità. Una storia che continua a interrogare il presente, invitando a una rinnovata attenzione verso la tutela e la valorizzazione dei beni culturali locali.
Fin dalle origini, gli eventi che vanno dall'orto del Getsemani al sepolcro hanno suscitato una devozione intensa, traducendosi in una straordinaria produzione artistica: sculture, dipinti e apparati devozionali che, nei secoli, hanno popolato chiese e cappelle di tutto il mondo cattolico. Anche la Cattedrale di Ruvo di Puglia si inserisce pienamente in questa tradizione, custodendo – e talvolta celando – testimonianze di grande valore legate alla Passio Christi.
Tra tutte emerge per importanza e intensità espressiva il Crocifisso ligneo, una delle immagini più rappresentative del Venerdì Santo ruvese.
Attualmente collocato sulla parete della terza campata della navata sinistra, il Crocifisso occupava in origine il centro dell'omonima cappella. Si tratta di un'opera, dall'attribuzione e dall'epoca incerta, capace di restituire con straordinaria efficacia il momento immediatamente precedente alla morte di Cristo. Il volto, sereno e privo di eccessiva drammaticità, si distacca da una rappresentazione improntata al solo dolore: la bocca socchiusa sembra appena pronunciare le parole evangeliche "Tutto è compiuto".
L'attenzione al dettaglio anatomico è notevole: il corpo, quasi completamente nudo, lascia emergere costole, muscolatura e tensione nervosa, mentre i segni della Passione – la ferita del costato, gli ematomi, la corona di spine – raccontano con sobrietà il percorso della Via Crucis. Anche il panneggio del perizoma, animato da un movimento naturale, contribuisce a conferire vitalità alla scena, in sintonia con altri crocifissi lignei presenti in Puglia.
Non meno interessante è la storia della cappella che ospitava l'opera. Oggi identificata come cappella del Sacro Cuore di Gesù, essa rappresenta l'unica superstite delle quattro originarie della navata sinistra. Le tracce della decorazione tardo-barocca sono ancora visibili nei festoni floreali e nelle figure angeliche, memoria di un apparato scenografico un tempo più ricco. Fino agli anni Settanta del Novecento, la nicchia del Crocifisso era impreziosita da elementi in gesso raffiguranti i simboli della Passione: dalla corona di spine alla scala, dalla lancia al gallo di Pietro. Di questo allestimento resta oggi solo documentazione fotografica, raccolta negli anni Settanta dai ragazzi del CTG Torre del Pilota nell'ambito dell'inventariazione dei beni culturali della città.
Accanto al Crocifisso trovavano posto, secondo l'iconografia tradizionale, le statue della Madonna Addolorata e di San Giovanni. Queste sculture, successivamente rimosse, sono state recuperate solo in tempi recenti durante le citate operazioni di inventariazione nei depositi della cattedrale, insieme ad altre opere dimenticate. Sono oggi esposte nella chiesa dell'Annunziata in pessimo stato di conservazione.
Un inventario del 1811 attesta inoltre la presenza, oggi non più riscontrabile, di una statua lignea di Maria Maddalena: non sappiamo se si tratti di una ulteriore statua o di un'errata interpretazione dell'opera raffigurante san Giovanni.
A fare da cornice alla cappella resta ancora oggi un elemento di grande pregio: un tondo raffigurante l'Orazione di Cristo nell'orto degli ulivi, firmato dal pittore Nardi. Nell'opera, realizzata a olio su metallo, Cristo è inginocchiato in un paesaggio in penombra, mentre alza lo sguardo verso una nube da cui emerge il calice, simbolo del sacrificio imminente. È l'ultimo segno tangibile, ancora in situ, della cappella del Crocifisso, memoria silenziosa di una devozione che attraversa i secoli.
La storia del Crocifisso della Cattedrale di Ruvo è il racconto di un patrimonio stratificato di fede, memoria e identità. Una storia che continua a interrogare il presente, invitando a una rinnovata attenzione verso la tutela e la valorizzazione dei beni culturali locali.

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