Storia Viva - Carboneria
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Vita di città

Storia Viva - La Carboneria a Ruvo con la vendita “Perfetta Fedeltà” e i patrioti del 1820

Uno studio ottocentesco racconta i protagonisti ruvesi dei moti che diedero il via al Risorgimento

Tra le pieghe della storia cittadina, anche Ruvo di Puglia fu coinvolta nel grande fermento politico che attraversò il Regno delle Due Sicilie all'inizio dell'Ottocento. Un'interessante testimonianza è contenuta nella rivista storica Rassegna Pugliese di Scienze, Lettere ed Arti, che nel 1897 pubblicò uno studio dedicato alle vendite carbonare della Terra di Bari.

Secondo lo storico Giuseppe De Ninno, a Ruvo esisteva una vendita carbonara denominata "Perfetta Fedeltà", fondata nel 1817. L'iniziativa sarebbe stata promossa dal barese Giovanni de Vincentiis, già appartenente alla massoneria, con la collaborazione del biscegliese Francesco Paolo de Alto e di alcuni notabili ruvesi, tra cui l'avvocato Francesco Simia, Francesco Cassano, Vito Mastrolillo e Michelangelo Vella.

La vendita conobbe rapidamente una notevole diffusione: nel 1820 risultavano iscritti 162 carbonari, appartenenti a diverse categorie sociali. Tra gli affiliati figuravano artigiani, braccianti, muratori, bottegai e piccoli proprietari, segno di una partecipazione popolare piuttosto ampia alla rete cospirativa che si stava diffondendo nel Mezzogiorno.
Tra i nomi ricordati nelle fonti compaiono Pietro Milano, Francesco Tedone, Nicola Lafortezza, Tommaso Milano, Matteo di Capua, Giuseppe Simia, Domenico Minafra, Nicola Caputo, Michele Barrile, Andrea Fracchiolla, Michele Ruta, Domenico Lobascio, Pietro Quaglione, Gaetano di Modugno, Venanzio di Venuto e Corrado Pansini, insieme ad altri artigiani e lavoratori del tempo.

Lo studio ricorda anche alcune figure particolarmente attive durante i moti costituzionali del 1820-1821. Tra queste spicca l'arciprete Vincenzo Ursi, già repubblicano ai tempi della Repubblica Partenopea. Viene citato inoltre il cappuccino padre Raffaele da Ruvo, che per la sua partecipazione al movimento carbonaro fu perseguitato e poi esiliato in Sicilia dopo la restaurazione borbonica.

Un ruolo significativo fu svolto anche dal vicario capitolare don Domenico Chieco, che – secondo il racconto ottocentesco – nel giorno della proclamazione del governo costituzionale predicò in chiesa e benedisse pubblicamente il vessillo tricolore, davanti a una folla festante.

Tra i patrioti ricordati compare infine Giuseppe Ursi, già sostenitore della causa repubblicana nel 1799 e combattente nella colonna guidata dal nobile rivoluzionario Ettore Carafa.

Queste testimonianze documentarie mostrano come anche Ruvo partecipò, con i suoi cittadini e religiosi, alle tensioni politiche e agli ideali di libertà che attraversarono il Mezzogiorno nei primi decenni dell'Ottocento. La presenza di una vendita carbonara così numerosa conferma il ruolo della città nella rete patriottica della Terra di Bari, in un momento storico che avrebbe preparato il terreno alle successive vicende del Risorgimento.
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