Storia Viva - Otto Santi
Storia Viva - Otto Santi
Vita di città

Storia Viva - Speciale Riti di Passione: la lunga notte degli Otto Santi

Un rito che si rinnova dal 1920 e racconta la devozione dei ruvesi

Nel cuore della tradizione religiosa ruvese si intrecciano storie di fede, solidarietà e devozione che hanno attraversato i secoli. Tra queste, spicca quella legata alla Confraternita di San Rocco, una realtà antica che ancora oggi rappresenta un importante punto di riferimento per la comunità.

A Ruvo di Puglia si ha memoria dell'esistenza di due confraternite dedicate a San Rocco. La più antica, di cui non si conosce l'anno esatto di fondazione, precede sicuramente il XVI secolo. La seconda, più recente, fu ufficialmente istituita nel 1781 con l'approvazione reale di Ferdinando IV e operava in sinergia con il Monte di San Rocco, un'istituzione caritatevole che si occupava di opere di beneficenza.
Entrambe le confraternite, composte in gran parte da contadini, avevano una vocazione profondamente solidale e assistenziale, espressione concreta di una religiosità popolare fatta di impegno e prossimità.

Tra le manifestazioni religiose più sentite, organizzate dalla Confraternita, vi è la Processione degli Otto Santi, conosciuta anche come "Deposizione di Gesù". Si svolge nella notte tra il Mercoledì e il Giovedì Santo, ed è la più giovane tra le processioni della Settimana Santa ruvese. Il corteo si snoda per le vie della città, dove i fedeli espongono lenzuola bianche alle finestre, in memoria della sindone.

Il gruppo statuario, composto da otto personaggi – Gesù, la Madonna, San Giovanni, Maria Maddalena, Maria di Salome, Maria di Cleofa, Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea – viene portato a spalla da quaranta confratelli in camice bianco. L'opera, in cartapesta leccese, è stata realizzata nel 1920 da Raffaele Caretta, ispirandosi a un celebre dipinto di Antonio Ciseri conservato in Svizzera a Orsellina.

Finanziato dalla nobildonna Rosa Antonia Ruta, il gruppo fu inizialmente composto da statue vestite e semplificate, poi completato in forma definitiva grazie al desidero della Confraternita di impressionare ulteriormente la città. La base della statua fu realizzata al tornio dal confratello maestro d'ascia Vincenzo Stragapede ed è costituita da una teoria di colonnine e archetti che contribuiscono a rendere scenografico e insolitamente alleggerito il trasporto del gruppo.

Nel tempo, l'opera a causa del trasporto processionale si è velocemente deteriorata: sono stati necessari diversi restauri che ne hanno però conservato la sua forza originaria accentuata dalla tradizionale processione notturna. La rottura del silenzio notturno da parte delle marce funebri e dei lugubri colpi di grancassa resta, oggi come ieri, un rito che commuove e unisce, ogni anno, generazioni di ruvesi.
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