Domenico Cantatore
Domenico Cantatore
Vita di città

Storia Viva - Domenico Cantatore, l'uomo che dipingeva il Sud con gli occhi del mondo

Da Ruvo di Puglia a Milano e Parigi l'arte carnale di un ragazzo del Meridione

Ci sono vite che sembrano romanzi d'avventura dello spirito, tracciate sulla tela con la stessa forza di un destino inevitabile. Quella di Domenico Cantatore (1906–1998) è la storia di un ragazzo del profondo Meridione d'Italia che, armato solo di un talento purissimo e di una fame atavica — di cibo, ma soprattutto di bellezza —, riuscì a conquistare le cattedre di Brera e i caffè di Parigi, senza mai perdere le sue radici.

Se la storia dell'arte del Novecento è fatta di grandi correnti e manifesti rumorosi, Cantatore rappresenta un capitolo a parte: una "storia viva" di autonomia intellettuale, un pittore profondamente legato ai poeti (come l'amico Salvatore Quasimodo) e capace di far vibrare la tela di un'umanità schietta, dura e sensuale.
Nato a Ruvo di Puglia nel 1906, ultimo di otto fratelli, Cantatore impara presto l'arte di arrangiarsi. A diciotto anni inizia come semplice "pittore di stanze". Ma la Puglia gli va stretta, i confini della provincia premono.

La sua è una vera e propria epopea migratoria: prima il trasferimento a Milano per cercare fortuna come pittore, poi la svolta romantica e audace. Nel 1932 lascia l'Italia e approda a Parigi. Nella capitale francese respira l'aria delle avanguardie, studia Cézanne, si lascia affascinare dal colore puro dei Fauves e dalla libertà di Matisse e Picasso.
È qui che accade il miracolo della sua arte: lo sguardo europeo e cosmopolita di Parigi diventa lo strumento perfetto per riscoprire e nobilitare i ricordi della sua infanzia.

Nelle sue opere convivono due anime apparentemente distanti, ma profondamente intrecciate. Gli uomini "nodosi" del Sud e i paesaggi collinari, contadini dai volti scavati dal sole e dalla fatica, tramonti infuocati che sembrano bruciare la tela, colline brulle. Dopo un viaggio in Spagna nel 1956, la sua tavolozza si accende di colori caldi e mediterranei. Cantatore non dipinge il Sud con pietismo, ma con la fierezza del testimone. Le Odalische, figure femminili sdraiate, morbide, impregnate di una sensualità classica e malinconica. Le sue donne in bianco allo specchio o le sue "gitane" diventano icone di un eterno femminino mediterraneo, dove il disegno preciso incontra una grazia poetica e senza tempo.

Cantatore non è stato solo un pittore, è stato un artista totale, capace di scrivere con la stessa intensità con cui usava il colore. Nei suoi libri, come Ritorno al paese, la prosa si fa pittura, restituendo la "storia viva" di un'Italia contadina che andava scomparendo.

Domenico Cantatore si è spento a 92 anni, il 22 maggio 1998. La storia, a volte, sceglie i luoghi con precisione poetica: il maestro morì a Parigi, dove si trovava in vacanza per rivedere i luoghi della sua giovinezza.

Ricordare Cantatore oggi significa celebrare un grande maestro del Novecento e riscoprire il valore di un'arte che non ha mai avuto paura di essere umana, carnale e profondamente sincera. Un'arte, appunto, viva.
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