Resistenza - Villa Jatta
Resistenza - Villa Jatta
Vita di città

Storia Viva - Quando la Resistenza passò da Ruvo: Villa Jatta base segreta partigiana

Nel racconto di Libero Accini le vicende dell'attuale sede della Comunità CASA nel 1944

Tra gli ulivi e i muretti a secco della campagna ruvestina, lungo la strada che conduce a Calendano, sorge la Villa Jatta, un tempo residenza nobiliare e, dal 5 luglio 1987, divenuta sede della Comunità CASA, fondata da don Tonino Bello e impegnata nell'accoglienza e nel reinserimento sociale di persone in difficoltà.
Quarant'anni prima, durante la Seconda guerra mondiale, la villa è stata teatro di una storia ben diversa. A raccontarla, con uno stile crudo e personale, è stato Libero Accini, agente speciale e partigiano, nel suo libro Organizzazione Bianco: Missione speciale in Liguria. 1944, pubblicato nel 1969.

Nel 1944, sotto il nome di copertura "Andrea Nardi", Accini soggiornò nella villa insieme ad altri giovani italiani selezionati dai britannici per missioni oltre le linee nemiche. Lì, in uno scenario insospettabile, si svolsero corsi di cifratura, sabotaggio, guerriglia e paracadutismo. Gli istruttori arrivavano da Bari, e i contatti venivano strettamente controllati. La popolazione del luogo, ignara della reale identità degli ospiti, alimentava voci e leggende. Si mormorava di un misterioso piano alleato che "avrebbe deciso le sorti della guerra".

All'interno della villa, però, il clima non era idilliaco. Accini descrisse un ambiente teso, popolato da comunisti, anarchici, un prete, giovani idealisti e disillusi. Le differenze ideologiche sfociavano in sospetti e silenzi spiati. "Alla villa non si fanno domande", scrisse, ma si frugava, si controllava, si giudicava. Accusò alcuni compagni di comportamenti inquisitori: "Annotano frasi, osservano ogni gesto. Vogliono sapere da dove vieni e dove stai andando."
Il cane Spott, mascotte della villa, divenne il suo unico confidente. "Lui e il cane dei contadini sono le uniche creature con cui è possibile vivere", affermò con amarezza.

Dopo il corso di paracadutismo a Brindisi e una preparazione dettagliatissima sotto una nuova identità – Bianco Sarni, aristocratico abruzzese – Accini fu infine lanciato in Liguria, sul Monte Ajona, con una missione di sabotaggio e spionaggio. Il salto nel vuoto, il vento, la roccia tagliente all'atterraggio: la guerra tornava a farsi carne e sangue.

Oggi, la Villa Jatta – Parco del Conte, sede della Comunità CASA, è un luogo di accoglienza, di rinascita, di dignità ritrovata. Tra le sue stanze e i sentieri del parco non si avvertono più i silenzi della guerra, ma vi si respira ancora un profondo senso di libertà: quella per cui ieri si lottava con un paracadute e un nome falso, e quella che oggi si riconquista giorno dopo giorno, liberandosi dal peso della dipendenza, dal dolore, dalla solitudine. Qui, come allora, ci si prepara a ricominciare. Qui, come allora, si sceglie la vita.
Sarebbe giusto che anche questa pagina, contenuta tra le righe vibranti di Organizzazione Bianco, venisse riconosciuta e restituita alla memoria collettiva di Ruvo di Puglia. Perché la Resistenza è passata anche da qui – tra i sentieri della Murgia e le stanze oggi abitate da chi, ancora una volta, cerca di ricominciare.

Fonte: L. Accini, Organizzazione Bianco: Missione speciale in Liguria. 1944, Mursia 2018
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