
Vita di città
Storia Viva - Il colera del 1886, una tragedia nella memoria di Ruvo di Puglia
140 anni dopo il racconto di una delle pagine più dolorose dell’Ottocento ruvese
Ruvo - martedì 14 aprile 2026
6.21
Tra le vicende più drammatiche della storia di Ruvo di Puglia, l'epidemia di colera del 1886 occupa un posto di rilievo, non solo per il suo impatto devastante sulla popolazione, ma anche per la straordinaria testimonianza artistica e umana che ne è scaturita. Un prezioso ricordo di quell'evento è custodito nella Pinacoteca "Michele de Napoli" di Terlizzi, dove un grande cartone del pittore terlizzese immortala le sofferenze e il coraggio di una comunità segnata dal dolore.
L'opera, realizzata a matita, carboncino e gessetto bianco, raffigura con intensa drammaticità l'epidemia che colpì Ruvo nel 1886, restituendo una narrazione visiva di una delle pagine più tristi dell'Ottocento cittadino. Il contesto storico era quello della grande ondata di colera che, tra il 1884 e il 1886, devastò il Mezzogiorno d'Italia, causando migliaia di vittime, soprattutto a Napoli.
Inizialmente risparmiata grazie alla sua favorevole posizione geografica, Ruvo di Puglia fu presto raggiunta dal contagio. Le aree più colpite furono la cosiddetta "città nuova" e i vicoli più popolosi del centro antico, dove le condizioni igieniche e urbanistiche favorirono la rapida diffusione della malattia. Strade poco soleggiate, prive di adeguati sistemi fognari e abitate dalle fasce più povere della popolazione contribuirono ad aggravare la situazione.
In questo scenario di sofferenza emerse la figura carismatica del vescovo di Ruvo e Bitonto, mons. Luigi Bruno, instancabile nell'assistenza ai malati e nel conforto ai più bisognosi. Raffigurato al centro del cartone di Michele de Napoli, il presule si distinse per la sua carità operosa, affiancato dalle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli e da numerosi cittadini impegnati nel soccorso degli infermi.
Il vescovo testimoniò quegli eventi anche attraverso la lettera "Le Sette Piaghe della città di Ruvo nell'ultimo suo colera del 1886", pubblicata per sostenere gli orfani del morbo. A sue spese, inoltre, accolse quindici orfane nel Reale Orfanotrofio "Maria Cristina di Savoia" di Bitonto, offrendo loro protezione e futuro.
Sul piano religioso, mons. Bruno promosse la devozione alla Madonna della Misericordia, eletta patrona speciale della città. Egli propose la costruzione di un santuario in suo onore, progetto affidato all'architetto conversanese Sante Simone, che immaginò una chiesa in stile neogotico. Tuttavia, nonostante l'entusiasmo iniziale, l'opera – che avrebbe sostituito la chiesa della Madonna dell'Isola – non fu mai realizzata.
Il cartone di Michele de Napoli, probabilmente ambientato nei pressi dell'attuale corso Cavour, rimane oggi una straordinaria testimonianza artistica e storica. Restaurato nel 2009, esso continua a tramandare la memoria di una tragedia che segnò profondamente la comunità ruvese, celebrando al contempo la solidarietà, la fede e l'eroismo di quanti si prodigarono per salvare vite umane.
Così, attraverso l'arte e la storia, il colera del 1886 si trasforma in un monito per le generazioni future e in un simbolo della resilienza di Ruvo di Puglia, capace di rialzarsi anche nei momenti più oscuri della propria esistenza.
L'opera, realizzata a matita, carboncino e gessetto bianco, raffigura con intensa drammaticità l'epidemia che colpì Ruvo nel 1886, restituendo una narrazione visiva di una delle pagine più tristi dell'Ottocento cittadino. Il contesto storico era quello della grande ondata di colera che, tra il 1884 e il 1886, devastò il Mezzogiorno d'Italia, causando migliaia di vittime, soprattutto a Napoli.
Inizialmente risparmiata grazie alla sua favorevole posizione geografica, Ruvo di Puglia fu presto raggiunta dal contagio. Le aree più colpite furono la cosiddetta "città nuova" e i vicoli più popolosi del centro antico, dove le condizioni igieniche e urbanistiche favorirono la rapida diffusione della malattia. Strade poco soleggiate, prive di adeguati sistemi fognari e abitate dalle fasce più povere della popolazione contribuirono ad aggravare la situazione.
In questo scenario di sofferenza emerse la figura carismatica del vescovo di Ruvo e Bitonto, mons. Luigi Bruno, instancabile nell'assistenza ai malati e nel conforto ai più bisognosi. Raffigurato al centro del cartone di Michele de Napoli, il presule si distinse per la sua carità operosa, affiancato dalle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli e da numerosi cittadini impegnati nel soccorso degli infermi.
Il vescovo testimoniò quegli eventi anche attraverso la lettera "Le Sette Piaghe della città di Ruvo nell'ultimo suo colera del 1886", pubblicata per sostenere gli orfani del morbo. A sue spese, inoltre, accolse quindici orfane nel Reale Orfanotrofio "Maria Cristina di Savoia" di Bitonto, offrendo loro protezione e futuro.
Sul piano religioso, mons. Bruno promosse la devozione alla Madonna della Misericordia, eletta patrona speciale della città. Egli propose la costruzione di un santuario in suo onore, progetto affidato all'architetto conversanese Sante Simone, che immaginò una chiesa in stile neogotico. Tuttavia, nonostante l'entusiasmo iniziale, l'opera – che avrebbe sostituito la chiesa della Madonna dell'Isola – non fu mai realizzata.
Il cartone di Michele de Napoli, probabilmente ambientato nei pressi dell'attuale corso Cavour, rimane oggi una straordinaria testimonianza artistica e storica. Restaurato nel 2009, esso continua a tramandare la memoria di una tragedia che segnò profondamente la comunità ruvese, celebrando al contempo la solidarietà, la fede e l'eroismo di quanti si prodigarono per salvare vite umane.
Così, attraverso l'arte e la storia, il colera del 1886 si trasforma in un monito per le generazioni future e in un simbolo della resilienza di Ruvo di Puglia, capace di rialzarsi anche nei momenti più oscuri della propria esistenza.



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